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Divieto d'Accesso - Uscita Vietata |
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I due brevi atti unici che vi presentiamo stasera sono frutto di uno studio di Teatro-Danza svolto all'interno del Corso di Teatro nell'arco di circa dodici lezioni. Non c'è dunque pretesa di allestimento, ma la voglia di verificare con il pubblico un metodo di lavoro e il raggiungimento di qualche consapevolezza in più rispetto al mestiere dell'attore: la capacittà di ascolta, la presenza, la concentrazione, il ritmo. in questo caso abbiamo lavorato "al contrario", ribaltando le regole del metodo tradizionale. Siamo partiti in assenza di Testo con un lavoro di improvvisazione gestuale che ci ha portato a individuare il Tema dei racconti. Sono emerse situazioni "limite" in cui gli attori si muovono con l'urgenza di rappresenteare qualcosa in cui in qualche modo si riconoscevano, per proiezione fantastica, gusto o reale esperienza. Dall'ascolto e dall'intenzione scaturivano frasi, atteggiamenti, azioni, e cosi abbiamo cominciato insieme ad organizzare il testo scritto, foglio dopo foglio, cercando di associare alla natura dei personaggi che stavano crescendo, il linguaggio e la storia sinteticamente più significativa. Ci siamo basati su pensieri o brevi monologhi scritti dagli attori stessi, ma moloto abbiamo rubato dal repertorio teatrale del novecento, con una certa prepotenza forse, ma spinti dalla voglia di far interagire per breve tempo personaggi apparteneti a storie diverse, eppure segnati da uno stesso sentire. I due gruppi di attori lavorando separatamente, a loro insaputa tracciavano in modo sempre più preciso una partitura comune, e vi avia ci siamo resi conto che le due storie si assomigliavano. Da qui l'idea dei titoli "Uscita Vietata" prendevano spunto da Porta chiusa di Jean Paul Sartre, costringe i personaggi in una sala d'aspetto che è una breve sosta prima della destinazione del loro viaggio comune. "Divieto d'Accesso" racconta di una gabbia aperta che riguarda una parte della nostra realtà.
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